Più forza alla comunicazione. No! ai bavagli

di francesca ferrara

“Più forza alla comunicazione. No! ai bavagli” titolo così questo post-editoriale, decisamente lungo ma necessario vista la complessità dell’argomento trattato.

Son giorni di trepidante attesa questi. Giorni in cui la Blogosfera si interroga sul suo futuro. Ore di intensa ricerca ed organizzazione on line per reagire ad un ‘qualcosa’ che viene letto tra le righe ma non viene detto apertamente. E allora, che fare? Non resta che protestare! In che modo? Con quali codici? Con quale tipologia di comunicazione?

Ebbene, lo strumento più diffuso è quello dello Sciopero. Certo, una cosa è scioperare per la Cassa Integrazione ma è altrettanto importante e basilare REAGIRE dinanzi a qualsiasi forma di minaccia latente che si intraveda tra le righe di un emendamento, di un regolamento, di una policy, di una Legge dello Stato.

Che lo sciopero possa essere lo strumento più giusto, non ne sono certa, anzi lo sconsiglierei attentamente e vivamente e non per lo sfizio di essere anticonformista ma bensì perchè da Cittadina Libera, da Giornalista, da Blogger e da Comunicatrice sono per il dialogo tra le parti in causa e non per azioni che possano generare attriti inutili.

Faccio la premessa che in Italia la Comunicazione è PESSIMA. E questa inefficienza si riversa in qualsiasi campo: dal pubblico al privato, dal macrosettoriale al microsettoriale e sempre più spesso e volentieri, quasi come se fosse una disgrazia e un maleficio fatto da chissà quale strega cattiva, tra Stato e Cittadini.

Detto ciò, cercherò di fare il punto della situazione nella maniera più chiara possibile.

L’allarme scatta in maniera eclatante con la notizia che “Il governo pone alla Camera la questione di fiducia sul ddl in materia di intercettazioni”.

Ma in cosa tale provvedimento ferisce o ferirebbe la rete e interferirebbe con la libertà di stampa?

Il punto incriminato è il seguente:

«Per i siti informatici le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono» (comma 28, lettera a dell’articolo 1)

Dove vertono le obiezioni? In primis, va detto che la dicitura: “Siti informatici” è troppo generalista perchè abbraccia tutto l’esistente, o quasi tutto il creato che vive e alberga in rete. E questa generalizzazione è già il primo errore di un legislatore non proprio attentissimo alle sfumature che invece, vengono colte, analizzate ed elaborate dal più attento e vivace popolo della rete che letto ciò dice:“Alt! Cosa stai cercando di dirmi? Ma ti rendi conto che ci sono delle incongruenze basilari? E così come dici Tu non si può mica fare…stravolgere la natura delle cose, poi, specialmente quelle che nascono spontaneamente”

Per una migliore comprensione, a proporci un esempio pratico è Luca Alagna a.k.a. Ezekiel che intitola il suo post “Gli effetti collaterali della rettifica on line” in cui mi preme sottolineare questo passaggio:

Ma allora come ci si difende dalla diffamazione e dalle falsità su internet?
I soggetti deboli (per es. i privati cittadini) sono già tutelati dalla legge sulla diffamazione, che viene usata con successo anche su Internet.
Ai soggetti forti (es. i grandi marchi, personaggi pubblici) non consiglio di avvalersi della legge (se non in casi estremi), è un atteggiamento visto come prepotente e in molti casi realmente controproducente; la cosa migliore è scendere nell’arena della Grande Conversazione e dialogare

direttamente con i propri clienti o fan, in un ambiente così grande se si parla con onestà alla fine le ragioni vengono sempre a galla (e si ritorcono contro i diffamatori).

Questo l’input.

L’output che è ancora tutto work in progress? La gente che AMA INTERNET così come è attualmente, senza violentarla nella sua natura proclama una giornata di protesta contro il DDL ALFANO e l’emendamento ammazza-internet. La data scelta è martedì 14 Luglio. In cosa consisterebbe la protesta? Nell’astenersi dall’aggiornare i blog e i siti quel giorno. Una specie di oscuramento on line in bianco che si può sintetizzare con la frase “il silenzio fa rumore” usata dal collega Gilioli de l’Espresso per titolare un suo post in cui fa il punto della situazione indicando alcune delle testate che stanno registrando il malumore e l’insofferenza degli abitanti della Rete.

Mossi da tanta preoccupazione ad opera dello stesso Alessandro Gilioli, Guido Scorza ed Enzo Di Frenna un angolo dove raccogliere questo appello: “Dillo alla Rete”. Chi volesse esprimere il suo punto di vista ed aderire può, oltre che scrivere a a dirittoallarete@gmail.com , pubblicare il banner sul proprio sito (foto qui) o postando testi sulla pagina dell’iniziativa e sottoscrivere la petizione che Ernesto Belisario ha creato su Firmiamo.it.

Facendo una piccola analisi dei punti di forza e di debolezza della questione mi sento di dire che:

  • un tempo, quando alla fine degli anni’90 approdarono in Italia le prime piattaforme di blogging (Clarence e Splinder – giusto per citarne due) l’entusiasmo della novità, la curiosità di capire e maneggiare con abilità lo strumento spingeva l’utente a scrivere ogni giorno un post. Oggi, a distanza di poco più di un decennio non è così, non più così o almeno non lo è per tutti. La tempistica del post è cambiata: si aggiorna il blog a) quando si ha tempo; b) quando si ha qualcosa da dire; c) oltre al blog si dedica tempo ai social networks; d) la vità è più frenetica degli anni passati e in maniera contrastante benche le tecnologie ci permettano to be always on tende a mancare il tempo per scrivere costantemente. Negli U.S.A. dove il pensiero della Rete e di chi fa Web è considerato ed influenza realmente la Politica una protesta, applicata con lo strumento dello sciopero, per manifestare il proprio dissenso, avrebbe i suoi effetti positivi perchè si tratterebbe di una paralisi o semi-paralisi dell’Opinione Pubblica. In Italia, terra di democrazia alternata dagli umori altalenanti dei colori politici che la governano a tempi alterni, lo sciopero – nobile strumento di protesta della classe operaia – passerebbe inosservato e questo perchè il popolo della rete parla una lingua ‘straniera’, ‘marziana’, da ‘extra-terrestre’ rispetto alla lingua dei nostri governanti. Non c’è comunicazione. E quando c’è, i codici sono diversi e ciò provoca continue stonature e dissonanze.
  • Il Governo, tendenzialmente, fa quello che deve fare, secondo il proprio punto di vista, pensando che così si faccia il bene dei cittadini, un pò come quando il genitore proibisce qualcosa al proprio figlio perchè ritiene di sapere sempre cosa sia meglio o meno per il proprio pargolo. E’ difficile il caso che si manifesti un atto di ‘umiltà’ – che si traduca in ascolto reale e concreto – da parte del genitore:governo=figlio:cittadino. Concezione militare e gerarchica-verticistica vs concezione orizzontale ed esperienza di campo proveniente dal basso, dal fare più che dal dire.
  • Non tutti i siti informatici sono per loro natura delle testate giornalistiche on line, lo debbano essere o si debbano convertire ad esserlo perchè lo Stato Italiano ancora deve comprendere a pieno il concept del WWW e del WEB2.0

Quali punti di forza?

  • L’annunciato Silenzio blogosferico fa Rumore oggi. Prima della data in cui esso si manifesterà. In comunicazione si parlerebbe di un teaser ben riuscito (anche se non erano queste le intenzioni primarie).
  • La forza della rete sta nell’essere così come è: libera con la sua netiquette
  • L’agitazione può e deve essere il ‘là’ per sfruttare questo momento come l’occasione per aprire un tavolo serio tra il popolo della rete – che non è privo di etica e coscienza riguardo alle tematiche del diritto all’informazione ma semmai è stanco di essere considerato autoreferenziale e disfattista – e il Governo. Non è molto lontano il tempo in cui altro disegno di legge minacciava la serenità di Internet e il suo naturale sviluppo. Molti ricorderanno altra mobilitazione e petizione on line per il disegno di Legge Levi-Prodi (o DdL Levi, DdL Levi-Prodi, o giornalisticamente detto anche DdL ammazzablog o DdL antiweb), una proposta di legge per la riforma dell’editoria italiana. E’ come se si trattasse di un ritornello di una canzoncina a mo’ di filastrocca: Internet o non Internet? Web o non Web, questo è il dilemma….and this is the problem, o quello che qualcuno vuole che lo sia e che lo diventi.

La proposta

  1. Il legislatore di qualsiasi attuale e futura legislatura impari a non essere arbitrario, vago e impreciso nell’uso dei termini quando stila il testo di una qualsiasi proposta di regolamento, emendamento, legge.
  2. In materia di Internet e Diritto all’Informazione e di Web2.o il legislatore va affiancato da esperti illuminati (e per esperti intendo non i baroni della burocrazia ma gli esperti e gli studiosi del campo) o meglio non azzardarsi a metter mani su qualcosa di cui non si ha piena coscienza.
  3. Da tutto questo dire e fare si colga l’opportunità di aprire un tavolo di discussione fisico e di dialogo tra il Governo e i migliori esperti/innovatori/protagonisti della Rete e cioè coloro i quali la fanno, l’abitano veramente e ne costituiscono l’anima e anche il core-business. Non si tratta di una guerra di bande, quella la si fa a tempo perso su Facebook. Se poi, si vuole trasformare il tutto in un’animata, colorata e variegata guerriglia ci sarebbero solo perdenti: i governanti da un lato, perchè non ascoltare quanto abbia da dire il popolo della Rete (quelli dei blog, dei social network, quelli che fanno un’informazione corretta pur non essendo delle testate giornalistiche) significherebbe non ascoltare la volontà degli stessi cittadini che hanno permesso la loro elezione. Si tratta dello stesso popolo di cui una parte è geek, terribilmente geek, tecnologica, avanzata e proiettata verso un uso etico della rete e degli strumenti che essa mette a disposizione benchè qualcuno, di tanto in tanto, si alzi e spari a zero che non sia così, con qualche parolina non proprio cortese e carina e semmai ‘forzata’ dallo status di cui si gode (ammesso e non concesso che di questi tempi ve ne siano di status veramente validi che si possano permettere e meritare i privilegi di cui godono). In Rete, esiste di tutto e di più. E’ ovvio che occorra per potersi ben orientare una certa capacità di scrematura dei contenuti ed abilità ad incrociarne le fonti per appurarne la veridicità. Non è un qualcosa praticato o saputo praticare da tutti. Un minimo di abilità e di destrezza aiuta e in fondo non si tratta altro che di una naturale selezione darwiniania della specie dei materiali circolanti in rete.

Questa la mia S.W.O.T. Analysis.

Utopia? Forse. Ma si tratta del mio pensiero e in quanto tale ha il suo valore visto che appartiene ad uno dei tanti cittadini digitali esistenti in Italia. Inoltre, tentare di proporre le proprie idee e potenziali approcci risolutivi ancora non costituisce reato e dovrebbe essere azione tutelata costituzionalmente.

Ancora una volta, cambiano i personaggi ma la storia si ripete, magari con qualche variazione sul tema ma la sintesi è sempre quella: si ha paura di ciò che non si conosce e non si può dominare.

Sono dell’idea che è evidente che qualcosa non vada nel sistema italiano a partire dal concepimento delle leggi fino alla loro attuazione, applicazione e rispetto verso di esse e vada colta l’occasione di iniziare ad instaurare exnovo un rapporto di scambio e di dialogo con il Governo. L’informazione non è poi così libera come la si vuol far credere e la comunicazione, spesso e volentieri fa cilecca. Troppi conflitti e in ballo troppi interessi, il più delle volte. Tutto ciò è grave perchè fa cultura e rispecchia l’approccio culturale alle tematiche di settore. Un approccio inficiato, a mio avviso, anche da punte di sfiducia radicate nel tempo, perchè pur cambiando colori e bandiere questo Web2.0 e la sua dinamica intrinseca sembra rimanere eterna incompresa. Forse, occorrerebbe rieducare all’educazione delle parti, in un amorevole e reciproco abbraccio d’ascolto.

Chi imbavaglia o minimamente vi pensa a farlo prima o poi verrà ricambiato con la stessa moneta (succede sempre così nelle dimensioni spazio-temporali). Si tratterebbe di una mossa poco astuta. E se il popolo della Rete è preoccupato e reagisce e si organizza – anche se magari il qualcuno sostiene che non ve ne sia motivo – significa che il messaggio lanciato dal Governo non è chiaro ed è soggetto a fraintendimenti. Dunque, urge immediata rettifica e delucidazione in merito.

Per un popolo di Elettori 2.0 occorre una Governance 2.0 e quindi una altrettanta Politica2.0 e non solo casi isolati di politici o ex politici che hanno saputo usare il blog e capirne la validità sociale.

Simbolica anche la scelta del 14 Luglio 2009 data che son sicura troverà il suo spazio su Wikipedia e che avrà il suo momento di celebrità così come lo ebbe, e lo continua ad avere, per motivazioni ad ampio spettro similari nei principi base, in senso lato, il 14 Luglio 1789.

P.s.: L’AGGREGATORE delle conversazioni liquide su Sciopero Blogger, contro DDL Alfano, obbligo di rettifica per “siti informatici”, SILENZIO vs RUMORE in rete ecc. è qui.

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